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Ripari temporanei di pietra a secco

Categoria Architettura rurale

Concepite come la traduzione in pietra dell'antica capanna vegetale, queste costruzioni rappresentano un prototipo edilizio che l'umanità spontaneamente ha adottato.

Chiamate comunemente "pagghiari", "furni" o "furnieddhi", "chipuri", "calì" o "calivaci', "caseddhe" o "liame" o "turri", esse sono un'espressione notevole del rapporto uomo-ambiente, il segno più immediato con cui il contadino si è inserito nello spazio rurale. Un fenomeno di permanenza culturale forse unico nella nostra regione. Una tecnica edilizia che, dalla sua comparsa in epoche antichissime ad oggi, si è tramandata da padre in figlio senza risentire minimamente del fascino degli stili.

Risolte nel sistema a tholos, che si basa sul principio della sovrapposizione d'anelli concentrici di conci squadrati o di pietrame informe allettati a secco su piani orizzontali, progressivamente aggettanti e chiusi in chiave da una lastra di pietra più grossa, queste singolari costruzioni trovano i loro antenati in edifici realizzati fin dal III millennio a.C. in Egitto, nella Mesopotamia e nelle tombe a tholos interrate della Grecia e dell'isola di Creta. Costruzioni già presenti, però, in area cipriota sin dal IV millennio, realizzate con murature miste, con riempimento degli interstizi di conglomerato duro terroso, con copertura a cupola completa o tronca attuata con lo stesso conglomerato rinforzato da laterizi argillosi.

Il procedimento costruttivo presenta poche varianti: scelto il sito, il contadino o l'esperto "truddharo" disegna la planimetria del riparo direttamente sul terreno. Se la roccia è affiorante la spiana opportunamente per creare il piano di appoggio e il pavimento, altrimenti ne toglie lo strato di terra che copre il banco di roccia e comincia a costruire i muri perimetrali, che risultano verticali fino all'altezza di m. 1,50 - 2 circa. Tra il muro interno e quello esterno si lascia, di norma, un'intercapedine, la cui ampiezza varia a seconda della grandezza della costruzione, intercapedine che viene colmata con pietrame più piccolo frammisto a terra (negli edifici più grandi l'ampiezza complessiva dei muri perimetrali raggiunge anche i 6 metri). Spianata la sommità dei muri, si procede ad impostare la cupola, se la pianta e circolare non esistono particolari difficoltà, in quanto già il primo anello, leggermente aggettante all'interno, seguendo il perimetro della muratura di base, fornisce l'appoggio per il secondo e quindi per i successivi anelli concentrici fino al vertice della costruzione, il cui "occhio" si chiude con una lastra calcarea di opportune dimensioni. Se, invece, la pianta è quadrata o rettangolare, il raccordo tra la muratura di base e la cupola si risolve mediante quattro pietre più grosse (pieducci), sporgenti dagli angoli, che forniscono l'avvio all'arrotondamento progressivo degli anelli concentrici che chiudono la cupola, una tecnica, questa, già adottata nelle tombe etrusche di Cerveteri.

Spesso, però, questo raccordo avviene gradualmente iniziando ad arrotondare gli angoli del quadrilatero di base sin dalle prime linee di muratura. Così come per la muratura di base, anche per la copertura si realizza un doppio muro, una doppia calotta, che definisce il profilo esterno della costruzione. In questo caso la struttura della cupola interna scompare e, al contrario di quanto avviene per i Trulli di Alberobello, la costruzione si presenta più massiccia definendosi in volumi troncopiramidali o a tronco di cono. Per contenere la spinta della cupola e della calotta esterna, specialmente negli edifici più grandi, alla base della costruzione si realizza un massiccio gradone, sul quale, spesso, se ne sovrappongono degli altri.

Elemento comune alle varie forme è sempre la scala che, con una o più rampe, collega i gradoni e porta al terrazzo sommitale. L'uso della scala è sicuramente legato alla funzione delle spianate dei gradoni e del terrazzo stesso, ma la scala è soprattutto un elemento necessario durante la costruzione, perché man mano che s'innalza l'edificio, il costruttore può trasportare il materiale usando i gradini della stessa scala che, crescendo insieme alla muratura, si sviluppa fino al terrazzo. E' per questo motivo che nei ripari più grandi troviamo anche due rampe di scala che, partendo dai lati della porta, si sviluppano ad elica avvolgendo il riparo.

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