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Le case a corte

Categoria Il centro abitato

Una caratteristica rilevante del vecchio nucleo abitato di Taviano è il raggrupparsi delle unità abitative attorno ad uno spazio scoperto, privato o comune, di forma quadrangolare, più meno regolare, che viene a definire la corte.

Un sistema abitativo, quello della corte, che, pur presente nella maggior parte dei centri abitati del Salento leccese, a Taviano si manifesta con un ampio ventaglio di soluzioni planimetriche, tanto da conferire alle quinte stradali e alla stessa struttura urbanistica, un alto valore ambientale e culturale.
Sono forme abitative che riflettono le condizioni socio-economiche, le attività prevalenti, il costume e il sistema di vite di un popolo la cui occupazione prevalente è stata per millenni l'agricoltura. Sistemi abitativi, altresì, scaturiti non solo dai fattori climatici, dai caratteri fissici del territorio e dalle forme di sfruttamento del suolo, ma anche dalle vicende storiche e dal sovrapporsi delle etnie, che, in territorio salentino, ha lasciato segni profondi.

Nel centro storico di Taviano gli spazi delle corti partecipano alla definizione morfologica dell'impianto urbanistico, diventando significato e significante, interno ed esterno, spazi socializzanti e luoghi di vita e di lavoro, "rettangoli chiusi, colorati di falso silenzio", per dirla con il poeta Vittorio Bodini.
Non la corte plurifamigliare con le unità abitative unicellulari, non le grandi corti comuni abitate prevalentemente da famiglie di braccianti poveri (come quelle di Martano o d'altri centri della Grecia Salentina, ma la casa-corte del piccolo proprietario terriero, del colono o del fittavolo, di un contadino privilegiato, che ha potuto svolgere la sua attività su terreni fertili, dove si è potuta praticare la coltura dell'olivo e della vite.
Sono dimore confortevoli, che si compongono, non di rado, da più vani a funzione abitativa, da altri locali per uso deposito e da una stalla per tenere al riparo l'asino o il cavallo. Unità abitative capaci di ospitare una o più famiglie dello steso ceppo, espressione, quindi, di una legge patriarcale consolidata e di una classe contadina che all'interno della corte ha svolto la maggior parte delle attività quotidiane.
Testimonianza tangibile Hi ima "ruralità cittadina". la casa a corte di Taviano presenta spesso vani a funzione specialistica, con l'abitazione disposta spesso su due piani e con un vano carraio coperto "sappuertu" o "simpuertu" (sottoportico) che precede lo spazio scoperto della corte e consente agli abitanti della corte stessa, soprattutto alle donne, di riunirsi per conversare, per cucire o per ricamare, ma anche per socializzare molte delle attività domestiche, come fare il bucato, accudire i figli e trasformare i prodotti della campagna. Di questo vano carraio un tempo si utilizzava il terrazzo per sistemare i prodotti da essiccare, come i fichi e i pomodori, ma da questo terrazzo si poteva anche affacciare sulla strada, giacché alle donne non era consentito di stare in mezzo alla strada.
Realizzare un elemento architettonico che facesse da tramite tra la riservatezza della corte e la pubblica strada, è dovuta essere una preoccupazione costante per gli abitanti delle case a corte, tant'è che si è dovuto adottare un sistema che affonda le sue radici in epoche remote: il ''mignano", un elemento architettonico di grande importanza nella storia dell'edilizia domestica di Terra d'Otranto, un fenomeno di permanenza culturale forse unico nel campo dell'architettura.

Eredità di quei palchi sospesi o logge, che il censore romano Gaio Menio 318 a.C. (da cui maeniana) fece realizzare sopra le "tabernae veteres" del Foro in occasione di spettacoli, il "mignano" è presente nell'edilizia domestica di molti centri abitati del Salente leccese, dove il sovrapporsi delle etnie, più che cancellare i segni dell'occupazione romana, spesso li ha recuperati e riadattati cristallizzandone forma e funzione. Adottato e rielaborato nei territori interessati dalla colonizzazione romana, conosciuto col termine "parakyptikòn" dalla legislazione bizantina, diffuso certamente a Costantinopoli e in altri paesi del bacino del Mediterraneo, il "mignano" fu probabilmente riportato nell'Italia meridionale proprio in seguito all'occupazione bizantina. E' per questo motivo, forse, che questo singolare balcone ha trovato la sua applicazione naturale soprattutto in area salentina, dove il processo di bizantinizzazione si diffuse largamente incidendo marcatamente sulla cultura e sull'arte. Un modo di vedere senza essere visti, perché dal "mignano" è possibile sporgersi con discrezione sulla strada, abitudine, questa, ancora diffusa in molti centri abitati del Salento, specialmente tra le persone più anziane.

Presente nell'edilizia domestica cinquecentesca, ma certamente conosciuto anche in epoca medioevale con il termine "gaifo", questo singolare balcone s'impreziosisce soprattutto in età barocca, proponendosi alla scena urbana con un ampio repertorio di elementi decorativi, che ben si raccordano alte decorazioni dei portali sottostanti, con mensole finemente lavorate, con motivi a balaustra e con sinuose linee che richiamano i più raffinati parapetti di pulpiti, di organi e di cantorìe.

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