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Chiesa della Beata Vergine Maria Addolorata

Categoria Chiese e cappelle

Questo tempio in origine era la chiesa dei Frati Minori Riformati, i quali l'avevano dedicata a Sant'Antonio da Padova

Chiesa e convento vennero edificati per volontà di Andrea De Franchis e di sua moglie Aloysia Caracciolo nel 1643, con l'aiuto finanziario del cittadino tavianese Paulo de Paula. I frati tennero il convento sino al 1867, cioè sino a quando, in virtù delle leggi dello Stato italiano dovettero abbandonarlo. Acquisito dal pubblico demanio, lo vendette al conte Ambrogio Caracciolo, il quale vantava dei diritti patrimoniali.

Nonostante i restauri subiti, la Chiesa conserva l'originario stile barocco. Rimangono inalterate le leggere campanate a vela, il piccolo presbiterio, le cornici e le decorazioni a stucco, di gusto settecentesco che decorano la volta e, dietro l'abside, il piccolo coro. Sul lato orientale é stato costruito il nuovo campanile, su cui sono state collocate tre campane. Sempre all'esterno, e sul lato sinistro della facciata, é stato collocato nel 1972 un gruppo marmoreo raffigurante la Crocifissione, opera del progettista Ariberto Ciardelli. Sono presenti sei altari, compreso il maggiore dedicato alla Madonna Immacolata, a San Pasquale Baylon, a San Francesco d'Assisi, a Santa Filomena e a San Antonio da Padova, tutti del secolo XVII. I dipinti che si possono ammirare nella chiesa sono del secolo XVII, come anche gli affreschi.

Di interesse artistico è l'involucro dell'antico organo collocato alle spalle dell'altare maggiore, in legno, e risale al secolo XVII, il battistero, in marmo, é stato scolpito a Pietrasanta di Carrara, nel 1954. Dal 15 Dicembre 1952 la chiesa é stata eletta Parrocchia ed elevata alla dignità di Santuario. In questo tempio si venera la Madonna Addolorata, sotto il nome di "Madonna del Miracolo". La Madonna Addolorata è stata sempre oggetto di grande devozione nel cuore dei Tavianesi. In circostanze particolar-mente drammatiche le si sono attribuiti interventi che avevano il sapore del miracolo. Un episodio memorabile risale al 1866, quando un’epidemia di colera coinvolse una buona parte del territorio e Taviano ne restò duramente colpita. Molti Tavianesi abbandonarono il paese, mentre i malati rimasero affidati alle cure dei pochi parenti intimi rimasti e allo spirito di carità di un pio sacerdote, don Ambrogio Mosco. Si era creato un tale stato di paura da evitare anche, ad esempio, di parlare col parente di un coleroso.

In queste condizioni di sofferenza generale, proprio quando le forze non reggevano più e veniva meno anche la speranza che la scienza riuscisse ad avere ragione del male, i cittadini, anche quelli che si erano allontanati, decisero di recarsi al Convento e invocare la Madonna Addolorata… quello che ci è stato tramandato parla di fine del contagio e delle morti.

Da quel giorno la devozione alla Madonna si è notevolmente rafforzata e la fiducia nel suo patrocinio è cresciuta nel tempo. Nel 1894 una epidemia di meningite tormentava il paese. Chi riusciva a superarla restava duramente colpito per tutta la vita. La malattia si diffuse rapidamente. Per evitare il contagio si cercò di impedire ogni tipo di contatto, anche tra i parenti più stretti, e furono proibite le visite ai malati, ma tutto ciò non servì quasi a nulla. Così i Tavianesi, ancora una volta, ricorsero alla Madonna Addolorata: la terza domenica di febbraio del 1894 si recarono al Convento, forzarono l’ingresso con zappe e picconi, presero la statua della Vergine e la portarono in processione per le vie del paese, tra le lacrime di tutti e la disperazione di madri e mogli vestite di nero per i lutti recenti, che chiedevano a Lei, la Madre, di ascoltare il loro grido di dolore… e fu ancora una volta miracolo! Le morti cessarono, l’epidemia si fermò, l’incubo finì.

Nel 1954 la proposta di dotare la statua di una corona d’oro ebbe l’entusiastica approvazione dell’intera cittadinanza ed in poco tempo venne raccolto l’oro occorrente per la fusione. Fu una gara di generosità da parte di tutti, perché ognuno voleva che qualcosa di suo ci fosse in quel simbolo della regalità che avrebbe cinto il capo della Vergine. Il 15 settembre 1954 Mons. De Filippis, vescovo di Brindisi, cinse il capo della Madonna con la corona, opera del napoletano Catello, realizzata interamente con l’oro donato dai tavianesi.

Altro atto di straordinaria dimostrazione di fede popolare fu quello che si verificò nel 1970. Il 28 febbraio di quell’anno ignoti rubarono il tesoro della Madonna. I tavianesi dimostrarono che la fede, quella vera, supera tutto: dall’alba dell’8 marzo, dichiarata giornata della riparazione, fino a tarda sera la gente affluì ininterrottamente al Convento a donare quanto di più prezioso, e in molti casi di più caro, possedeva. Così il tesoro fu ricostruito, più ricco di prima, simbolo della fede di tutto il popolo.
Da allora il Convento si confermò centro di religiosità del popolo di Taviano e la devozione, per quella che era per tutti non una semplice Madonna Addolorata ma la Madonna del Miracolo, ricevette una spinta e una diffusione incredibili.

Lo dimostrano i numerosi atti di devoto omaggio che compiono abitualmente i fedeli, come quello di molti i quali, di passaggio davanti al Convento, si fermano un attimo e accennano un inchino, o di altri che entrano “per salutare la Madonna” e ancora il gesto gentile di spose che depongono il loro mazzolino di fiori bianchi sull’altare, o quello molto frequente dell’offerta dei fiori ricevuti in circostanze liete, accolti dall’espressione “li porto alla Madonna”, ed altri segni, piccoli e grandi, entrati nell’uso e proprio per questo ritenuti di ordinaria devozione. Ma sono le grandi manifestazioni di tutto il popolo che hanno dato e continuano a dare la giusta misura di quanto quella devozione sia radicata e sincera.

Della grande processione celebrativa che ha luogo la terza domenica di febbraio di ogni anno a tutte le altre manifestazioni comunitarie e di singoli fedeli tutto sta a dimostrare che la devozione dei tavianesi alla Madonna del Miracolo non è un atto formale di religiosità, ma adesione piena ad una fede antica, radicata nel cuore di tutti.

Testo liberamente tratto dall’opuscolo di Antonio Schito "Cento anni con Maria 1894-1994" pubblicato per la celebrazione dell’anno centenario del Miracolo verificatosi in Taviano nel febbraio 1894

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